| Alla ricerca del successo con il Doping Psicologico |
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| Venerdì 29 Febbraio 2008 00:00 |
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La ricerca del successo personale può portare a considerare metodi e strumenti più o meno corretti, ma anche più o meno salutari. Il doping, in questo senso, può essere considerato un processo di autodistruzione per sopravvivere in un mondo in cui conta quello che si fa più spesso di quello che si è. La mente umana nelle fasi di risoluzione di un problema, come può essere quella di ricerca della via per raggiungere un obiettivo sportivo, spesso utilizza sistemi di valutazione che falliscono parzialmente, tendendo a bilanciare guadagni e perdite in modo approssimativo e soprattutto a sottovalutare i danni a lungo termine. La ricerca del successo personale può portare a considerare metodi e strumenti più o meno corretti, ma anche più o meno salutari. Il doping, in questo senso, può essere considerato un processo di autodistruzione per sopravvivere in un mondo in cui conta quello che si fa più spesso di quello che si è.La mente umana nelle fasi di risoluzione di un problema, come può essere quella di ricerca della via per raggiungere un obiettivo sportivo, spesso utilizza sistemi di valutazione che falliscono parzialmente, tendendo a bilanciare guadagni e perdite in modo approssimativo e soprattutto a sottovalutare i danni a lungo termine.Il risultato in questi cosiddetti “trade-off di sicurezza” sono spesso errori di valutazione che riguardano la sottovalutazione del grado di rischio (non solo normativo, ma soprattutto salutare) che si corre, la sottovalutazione della probabilità che si verifichi un danno a carico della salute e la sopravvalutazione delle misure di protezione adottate.Così viene spiegata l’alta frequenza di comportamenti di ricorso al doping: il rischio viene messo in secondo piano e predomina l’importanza attribuita al “guadagno”, considerando eventuali rischi come transitori o soggetti a regredire con la sospensione del trattamento farmacologico.Ancora più facile sembra la sottovalutazione del rischio quando si fa spazio il cosiddetto “doping neuropsicologico” o anche noto come “doping elettronico” un sistema di stimolazione della resistenza, basato sull’utilizzo di impulsi in specifiche aree del cervello che aiuta a fare il pieno di energia.E’ già stato segnalato qualche caso eclatante nel mondo del ciclismo dell’adozione di questo sistema cibernetico di sostegno alla prestazione atletica, un metodo che utilizza stimolazioni galvaniche transuraniche dirette. La tecnica non invasiva non genera dolore e permette di favorire l’attivazione di determinate funzioni cerebrali grazie all’uso di alcun semplici elettrodi.A parte la facilità nel prendersi delle soddisfazioni relative a vittorie che realmente non appartengono ad un atleta dopato, anche questa forma di stimolazione sui neuroni cerebrali produrrà presto i suoi evidenti segni sugli atleti “galvanizzati” dalle proprie imprese che si stanno sempre più trasformando in attori che recitano una parte indossando una maschera.
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| Ultimo aggiornamento Sabato 06 Dicembre 2008 12:18 |